Una storia d’amore che non mi faccia sanguinare. Settanta dischi italiani, dal 1972 a oggi

L’inizio di agosto, diceva stamattina una collega, è un periodo strano. Sei solo a metà dell’estate, eppure è come se già vedessi avvicinarsi il tempo malinconico degli ultimi fuochi, della fine della festa, aspettando che le foglie inizino a ingiallire e poi a cadere. È un periodo vitale, acceso, elettrico, che però a me fa sempre venire voglia di raccogliere pensieri, parole e canzoni – sorta di provviste per l’inverno, diciamo.
Ovviamente anche questa è stata un’estate piena di liste, che da sempre mi aiutano a fare ordine nelle cose del mondo, che capitano intorno e cascano addosso a una velocità sempre più difficilmente processabile. Organizzare la conoscenza in raccolte è ancora l’unico modo che conosca per affrontare tempi complicati: stavolta la politica non sembra il centro di tutto (per quella rimando al post di qualche settimana fa: leggetevelo qui); qui ci sono semplicemente settanta dischi italiani che raccontano cinquant’anni circa di musica di qualità in questo Paese. E che però secondo me, tra parole e note, sanno dire anche il perché di quello che stiamo vivendo ora e forse nascondono pure più di un’idea su come uscirne. Continue reading “Una storia d’amore che non mi faccia sanguinare. Settanta dischi italiani, dal 1972 a oggi”

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Yes we all care, why don’t you. Cento dischi rossi per restare umani

Rosso è il colore che ci invita a sostare. Ma c’è un altro rosso, oggi, che ancor più perentoriamente ci chiede di fermarci, di riflettere, e poi d’impegnarci e darci da fare. È quello dei vestiti e delle magliette dei bambini che muoiono in mare e che a volte il mare riversa sulle spiagge del Mediterraneo. Di rosso era vestito il piccolo Aylan, tre anni, la cui foto nel settembre 2015 suscitò la commozione e l’indignazione di mezzo mondo. Di rosso erano vestiti i tre bambini annegati l’altro giorno davanti alle coste libiche. Di rosso ne verranno vestiti altri dalle madri, nella speranza che, in caso di naufragio, quel colore richiami l’attenzione dei soccorritori.

Muoiono, questi bambini, mentre l’Europa gioca allo scaricabarile con il problema dell’immigrazione – cioè con la vita di migliaia di persone – e per non affrontarlo in modo politicamente degno arriva a colpevolizzare chi presta soccorsi o chi auspica un’accoglienza capace di coniugare sicurezza e solidarietà. Bisogna contrastare questa emorragia di umanità, questo cinismo dilagante alimentato dagli imprenditori della paura. L’Europa moderna non è questa. L’Europa moderna è libertà, uguaglianza, fraternità. Fermiamoci allora un giorno, sabato 7 luglio, e indossiamo tutti una maglietta, un indumento rosso, come quei bambini. Perché mettersi nei panni degli altri – cominciando da quelli dei bambini, che sono patrimonio dell’umanità – è il primo passo per costruire un mondo più giusto, dove riconoscersi diversi come persone e uguali come cittadini.

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Oscurare e curare: che cosa ne sarà di Wikipedia, domani?

bibliotecari non bibliofili!

Ci sono già tantissime prese di posizione e spiegazioni del perché da oggi Wikipedia in italiano sia oscurata (qui c’è il punto di vista della comunità dei contributori italiani, qui e qui spiegazioni da parte di persone interne al movimento, qui una rassegna stampa in fieri dei rilanci giornalistici, qui la discussione interamente pubblica e aperta a chiunque su come sia stata presa la decisione di bloccare temporaneamente l’enciclopedia). Non sono perciò queste cose che cercherò di spiegarvi anch’io, che pure sostengo la protesta.

Io dirò solo che vedo un aspetto forte emergere dai commenti in rete (ad esempio su Twitter), quello del dare per scontato quanto si ha, anche se è relativamente giovane come una *enciclopedia online*. Oscurare Wikipedia crea un sacco di problemi e attira critiche, anche comprensibili. Ma sta di fatto che Wikipedia è lavoro, tanto ma tanto ma tanto lavoro fatto nel corso degli…

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Don’t be a stranger. Dieci film per un anno, scelti da Francesco Pandini

Oggi è l’ultimo appuntamento con i “Dieci film per un anno”, e, come già per i dischi, sono sempre io a chiudere le danze – e scusate la terza persona nell’immagine e nel titolo, ma le manie di grandezza mi perseguitano. Dopo le selezioni di Stefano, Andrea e Lara – tra le persone che più m’influenzano, quando si tratta di decidere cosa guardare la sera – tocca a me: niente di cui non abbiate già letto da qualcun altro, qui, ma se non altro avrete anche la mia versione dei fatti. Buona lettura, buona visione.

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Nodi, incastri, fratture. Dieci film per un anno, scelti da Lara Marziali

Terzo giorno. Stiamo arrivando alla fine del nostro “Dieci film per un anno”, e oggi tocca a Lara Marziali raccontarci cosa l’abbia colpita (e quanto e perché, dettagliatamente) nel corso di un 2017 che – nessuno di noi potrebbe negarlo – non è certo stato parco di grandi film. Solo due cose su di lei, prima di lasciarvi alle sue parole: Lara è una mia collega, la conosco da tre anni e – per via della sensibilità con cui guarda al mondo intorno e del modo in cui si appassiona alle cose – anche in fatto di cinema per me è una certezza (lo scoprirà da qui, dato che non gliel’ho mai detto prima). Chiederle di partecipare a questo progetto è stata una scelta naturale, di cui vado assolutamente orgoglioso: il perché lo capirete leggendo.

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Un fascio di luce nel buio. Dieci film per un anno, scelti da Andrea Limone

Dopo i dieci film di Stefano, oggi tocca ad Andrea raccontarci il suo anno davanti al grande schermo. Per farla breve: non fosse stato per lui, io non sarei mai diventato l’appassionato di cinema che sono diventato. Leggendo, non vi sarà difficile cogliere lo stesso entusiasmo che ha contagiato me dalla prima volta che ho avuto modo di parlare con lui della Settima Arte. E d’altra parte, direbbe forse Max Collini, a uno che ha fatto la tesi di laurea su John Carpenter bisognerebbe come minimo intitolare una sala cinematografica davanti a un ipermercato.

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Il filo del rasoio. Dieci film per un anno, scelti da Stefano Guerini Rocco

Devo ammetterlo, non avevo assolutamente pensato a questo “Dieci film per un anno”. Per me era già un bel successo aver raccolto cinque amici sul mio blog e aver pubblicato – a fine 2017 – le loro selezioni di dischi dell’anno. Per il cinema proprio non era previsto.
E invece è successo che Stefano Guerini Rocco – che è un caro amico e il cinema lo studia per lavoro, oltre che per passione – mi ha offerto un articolo sulle migliori pellicole dell’anno appena concluso. Non avrei potuto rifiutare in alcun modo: i suoi pezzi, come vedrete, sono piccole opere d’arte di precisione, sentimento e acume. Non amo però le asimmetrie e così, come per la musica, ho raccolto intorno a lui una piccola redazione di amici per realizzare un progetto compiuto: stavolta siamo solo in quattro, ma, a partire da oggi e uno alla volta, vi racconteremo quello che secondo noi è stato il miglior cinema del 2017.

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