Yes we all care, why don’t you. Cento dischi rossi per restare umani

Rosso è il colore che ci invita a sostare. Ma c’è un altro rosso, oggi, che ancor più perentoriamente ci chiede di fermarci, di riflettere, e poi d’impegnarci e darci da fare. È quello dei vestiti e delle magliette dei bambini che muoiono in mare e che a volte il mare riversa sulle spiagge del Mediterraneo. Di rosso era vestito il piccolo Aylan, tre anni, la cui foto nel settembre 2015 suscitò la commozione e l’indignazione di mezzo mondo. Di rosso erano vestiti i tre bambini annegati l’altro giorno davanti alle coste libiche. Di rosso ne verranno vestiti altri dalle madri, nella speranza che, in caso di naufragio, quel colore richiami l’attenzione dei soccorritori.

Muoiono, questi bambini, mentre l’Europa gioca allo scaricabarile con il problema dell’immigrazione – cioè con la vita di migliaia di persone – e per non affrontarlo in modo politicamente degno arriva a colpevolizzare chi presta soccorsi o chi auspica un’accoglienza capace di coniugare sicurezza e solidarietà. Bisogna contrastare questa emorragia di umanità, questo cinismo dilagante alimentato dagli imprenditori della paura. L’Europa moderna non è questa. L’Europa moderna è libertà, uguaglianza, fraternità. Fermiamoci allora un giorno, sabato 7 luglio, e indossiamo tutti una maglietta, un indumento rosso, come quei bambini. Perché mettersi nei panni degli altri – cominciando da quelli dei bambini, che sono patrimonio dell’umanità – è il primo passo per costruire un mondo più giusto, dove riconoscersi diversi come persone e uguali come cittadini.

Il 7 luglio Bologna, la mia città, brillava delle magliette di tantissimi che, come me, hanno preso parte al Pride. L’organizzazione della manifestazione, per l’occasione, ha sposato l’appello lanciato da Libera, ARCI, ANPI e Legambiente, chiedendo ai partecipanti di indossare una maglietta rossa per invitare a prendere coscienza del dramma dei migranti che quest’estate, con questo terribile governo, si sta consumando nel Mediterraneo.

Ogni giorno una nuova, violenta minaccia del Ministro dell’Interno incita all’odio razziale (letteralmente, come avviene qui) e sposta più in là quello che l’elettorato si sente autorizzato a dire, pensare, mettere in pratica; una non-politica di pura propaganda, che da un lato mette in discussione le norme stesse del vivere civile e dall’altro, attualmente, ha un’unica conseguenza pratica, che Stefano Tartarotti ha disegnato dolorosamente bene. Questa:

I morti in mare nei primi sei mesi dell’anno hanno già raggiunto quota mille, e questo significa che la traversata del Mediterraneo centrale raramente è stata così pericolosa. Nel mese di giugno una persona è morta per ogni sette che hanno tentato la traversata; nei primi sei mesi del 2018, i morti sono stati uno per ogni 19, esattamente il doppio di quelli registrati durante i primi sei mesi del 2017.

Qualche giorno fa sull’Irish Times è uscito un pezzo di Fintan O’Toole in cui si parlava di questa disumanizzazione dell’opinione pubblica aizzata dai capi politici come di un trial per una nuova versione del fascismo, citando proprio il caso dell’Italia oltre a quello dei bambini imprigionati al confine col Messico dalla presidenza Trump. Fascismo è una parola pesantissima, che tanti amici invitano a non usare perché il dibattito non sia strumentalizzato; e però quando qualcuno ne scrive bene, è come se la realtà si dispiegasse semplice davanti ai tuoi occhi, senza tanti giri di parole:

Devi minare i confini morali, assuefare la gente all’accettazione di atti di estrema crudeltà. Come segugi, la gente deve sentire l’odore di sangue. Devono sentire il sapore della brutalità. Il fascismo ottiene questo costruendo un senso di minaccia da un gruppo di “altri” (outgroup) disprezzato. Questo permette la disumanizzazione dei membri di quel gruppo. Dopo che questo è stato fatto, puoi gradualmente alzare la posta, passando attraverso tutte le fasi, dalla rottura delle finestre allo sterminio di massa.

Questo è il prossimo passo che si sta testando ora. Lo sta facendo in Italia Salvini. Come andrà se respingiamo le barche di rifugiati? Testiamo le acque con la registrazione di tutti i Rom e vedere che bottoni spinge il pubblico. Ed è stato testato anche da Trump: vediamo cosa pensano i miei fan di bebè che piangono nelle gabbie.

Per tutto questo, a Bologna lo scorso sabato una maglietta rossa ce l’avevo anche io, ma il regalo che ho scelto di fare agli amici quel giorno – il migliore che sapessi fare – è stato una selezione di cento album che avessero almeno un po’ di rosso nella copertina. L’avevo pubblicata su Facebook, ma non volevo che andassero persi e allora li raccolgo anche qui: il rosso, questo rosso, va indossato ogni giorno.

Cin franc pusè, ma ros”, diceva mio nonno, “cinque lire in più, ma rosso”. Per lui, da partigiano, il rosso era un obbligo: dovrà diventarlo anche per noi, se vogliamo risollevarci.

Primal Scream – Screamadelica
Queens Of The Stone Age – Songs For The Deaf
Notwist – Neon Golden
Kyuss – Blues For The Red Sun
Yo La Tengo – Extra Painful
Miles Davis – Sketches Of Spain
Mogwai – Rock ActionMark Lanegan – The Winding Sheet
Afghan Whigs – Congregation
Fugazi – 13 Songs
Talking Heads – 77
The White Stripes – White Blood Cells
Eminem – The Eminem Show
James Brown – Star Time
Anna Calvi – Anna Calvi
Paul Simon – Stranger To Stranger
The Breeders – Last Splash
Tom Waits – Real Gone
Jon Spencer Blues Explosion – Jukebox Explosion
Run The Jewels – 2
Parquet Courts – Wide Awake
My Bloody Valentine – Loveless
Rancid – Let’s Go
Helmet – Meantime
The Beatles – 1
Eels – Souljacker
Ramones – End Of The Century
Fiona Apple – When The Pawn…
The Cure – Kiss Me, Kiss Me, Kiss Me
Slowdive – Just For a Day
Afterhours – I Milanesi Ammazzano il Sabato
Metallica – Master Of Puppets
Fine Before You Came – Ormai
Miles Davis – Round About Midnight
TV On The Radio – Nine Types Of Light
John Coltrane – Olé
Goblin – Profondo Rosso
The Flaming Lips – Yoshimi Battles The Pink Robots
Faith No More – King For A Day…
13th Floor Elevators – The Psychedelic Sounds
Gang Of Four – Entertainment
Polvo – Exploded Drawing
Kraftwerk – The Man Machine
Charles Mingus – Pithecantropus Erectus
Spartiti – Austerità
Iceage – Beyondless
Rage Against The Machine – Renegades
The Stooges – Fun House
Mike Watt – Ring Spiel Tour 95
Verdena – Endkadenz Vol. 1
Pavement – Slanted & Enchanted
Neil Young & Crazy Horse – Live Rust
Godflesh – Streetcleaner
Stiff Little Fingers – Inflammable Material
Bright Eyes – Letting Off The Happiness
Nick Cave And The Bad Seeds – Tender Prey
Fatoumata Diawara – Fenfo
Franti – Non Classificato
Sonic Youth – Dirty
The Dream Syndicate – Live At Raji’s
Thin White Rope – The Ruby Sea
Anna Von Hausswolff – Dead Magic
Captain Beefheart – Trout Mask Replica
Peter Gabriel – Us
Swans – The Great Annihilator
Interpol – Turn On The Bright Lights
St. Vincent – MASSEDUCTION
Cocteau Twins – Heaven or Las Vegas
Belle And Sebastian – If You’re Feeling Sinister
XTC – Nonsuch
Bjork – Volta
Slayer – South Of Heaven
Massive Attack – Blue Lines
Sun Ra – The Nubians Of Plutonia
Charlie Parker – With Strings
King Crimson – Discipline
Low – Trust
Okkervil River – The Stand Ins
Ex Hex – Rips
Dire Straits – Making Movies
No Knife – Riot For Romance!
Gnod – Just Say No To The Psycho Right-Wing Capitalist Fascist Industrial Death Machine
Bob Dylan – Tempest
Big Star – Radio City
Underworld – 1992-2012 The Anthology
Television – Adventure
Alice Coltrane – Journey In Satchidananda
Marlene Kuntz – Catartica
Meat Loaf – Bat Out Of Hell
Pearl Jam – Binaural
The Libertines – Up The Bracket
Ty Segall – Manipulator
Stevie Wonder – Songs In The Key Of Life
CCCP – Ortodossia II / Compagni, Cittadini, Fratelli, Partigiani
Death – The Sound Of Perseverance
Kendrick Lamar – DAMN.
Warren Zevon – Excitable Boy
Radiohead – Amnesiac
The Black Angels – Phosphene Dream
Eric Dolphy – Out There

NOTA: il titolo di questo post arriva ovviamente da qui

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Oscurare e curare: che cosa ne sarà di Wikipedia, domani?

bibliotecari non bibliofili!

Ci sono già tantissime prese di posizione e spiegazioni del perché da oggi Wikipedia in italiano sia oscurata (qui c’è il punto di vista della comunità dei contributori italiani, qui e qui spiegazioni da parte di persone interne al movimento, qui una rassegna stampa in fieri dei rilanci giornalistici, qui la discussione interamente pubblica e aperta a chiunque su come sia stata presa la decisione di bloccare temporaneamente l’enciclopedia). Non sono perciò queste cose che cercherò di spiegarvi anch’io, che pure sostengo la protesta.

Io dirò solo che vedo un aspetto forte emergere dai commenti in rete (ad esempio su Twitter), quello del dare per scontato quanto si ha, anche se è relativamente giovane come una *enciclopedia online*. Oscurare Wikipedia crea un sacco di problemi e attira critiche, anche comprensibili. Ma sta di fatto che Wikipedia è lavoro, tanto ma tanto ma tanto lavoro fatto nel corso degli…

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Don’t be a stranger. Dieci film per un anno, scelti da Francesco Pandini

Oggi è l’ultimo appuntamento con i “Dieci film per un anno”, e, come già per i dischi, sono sempre io a chiudere le danze – e scusate la terza persona nell’immagine e nel titolo, ma le manie di grandezza mi perseguitano. Dopo le selezioni di Stefano, Andrea e Lara – tra le persone che più m’influenzano, quando si tratta di decidere cosa guardare la sera – tocca a me: niente di cui non abbiate già letto da qualcun altro, qui, ma se non altro avrete anche la mia versione dei fatti. Buona lettura, buona visione.

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Nodi, incastri, fratture. Dieci film per un anno, scelti da Lara Marziali

Terzo giorno. Stiamo arrivando alla fine del nostro “Dieci film per un anno”, e oggi tocca a Lara Marziali raccontarci cosa l’abbia colpita (e quanto e perché, dettagliatamente) nel corso di un 2017 che – nessuno di noi potrebbe negarlo – non è certo stato parco di grandi film. Solo due cose su di lei, prima di lasciarvi alle sue parole: Lara è una mia collega, la conosco da tre anni e – per via della sensibilità con cui guarda al mondo intorno e del modo in cui si appassiona alle cose – anche in fatto di cinema per me è una certezza (lo scoprirà da qui, dato che non gliel’ho mai detto prima). Chiederle di partecipare a questo progetto è stata una scelta naturale, di cui vado assolutamente orgoglioso: il perché lo capirete leggendo.

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Un fascio di luce nel buio. Dieci film per un anno, scelti da Andrea Limone

Dopo i dieci film di Stefano, oggi tocca ad Andrea raccontarci il suo anno davanti al grande schermo. Per farla breve: non fosse stato per lui, io non sarei mai diventato l’appassionato di cinema che sono diventato. Leggendo, non vi sarà difficile cogliere lo stesso entusiasmo che ha contagiato me dalla prima volta che ho avuto modo di parlare con lui della Settima Arte. E d’altra parte, direbbe forse Max Collini, a uno che ha fatto la tesi di laurea su John Carpenter bisognerebbe come minimo intitolare una sala cinematografica davanti a un ipermercato.

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Il filo del rasoio. Dieci film per un anno, scelti da Stefano Guerini Rocco

Devo ammetterlo, non avevo assolutamente pensato a questo “Dieci film per un anno”. Per me era già un bel successo aver raccolto cinque amici sul mio blog e aver pubblicato – a fine 2017 – le loro selezioni di dischi dell’anno. Per il cinema proprio non era previsto.
E invece è successo che Stefano Guerini Rocco – che è un caro amico e il cinema lo studia per lavoro, oltre che per passione – mi ha offerto un articolo sulle migliori pellicole dell’anno appena concluso. Non avrei potuto rifiutare in alcun modo: i suoi pezzi, come vedrete, sono piccole opere d’arte di precisione, sentimento e acume. Non amo però le asimmetrie e così, come per la musica, ho raccolto intorno a lui una piccola redazione di amici per realizzare un progetto compiuto: stavolta siamo solo in quattro, ma, a partire da oggi e uno alla volta, vi racconteremo quello che secondo noi è stato il miglior cinema del 2017.

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Testarde, persistenti illusioni. Dieci dischi per un anno, scelti da Francesco Pandini

Arriviamo alla fine dei “Dieci dischi per un anno”, un piccolo progetto di cui vado davvero fiero. Nei giorni precedenti avete letto le classifiche di cinque amici (Alessandro, Rosanna, Filippo, Andrea e Valentina) appassionati di musica, gente che non potrebbe vivere senza suoni e idee importanti dietro a quei suoni: “che cos’è la vita senza una dose di qualcosa, una dipendenza?”, direbbe Bianconi. Oggi tocca a me, chiudere: qui sotto vi lascio la mia decina.

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